Elena Cattaneo

Cieli, ombre e facciate

MARSIGLIA

Sono due i protagonisti assoluti di questa galleria Instagram, l’architettura e la luce. Non una luce qualsiasi: quella, speciale, del Sud della Francia

Ho un debole per Marsiglia, da quando ci sono passata durante una vacanza itinerante alla fine degli anni 90. Da allora, ogni volta che posso, ci ritorno, per qualche ora, per pochi giorni. E, ogni volta, mi incanto guardando la facciata di una vecchia casa nel quartiere Le Panier e immagino di vivere lì, di essere proprio io quella persona che intravedo passare dietro le persiane, uscire sul terrazzino e sedersi a bere qualcosa a un minitavolo di metallo colorato.

Durante una di queste visite alla città ho dormito in una Chambre d’Hotes tenuta da una coppia di italiani: lui era un ex dirigente di una multinazionale e aveva vissuto già in diversi Paesi, ma da tempo meditava di cambiare vita. Lo avrebbe fatto una volta trovato il posto giusto. Mi ha raccontato di avere scelto Marsiglia per la luce. Per questa luce che, evidentemente, ha intercettato anche l’immaginazione e la creatività dei tanti artisti che in questa z0na hanno vissuto e dipinto, nelle epoche più diverse.

Ed è proprio quella la luce che ho visto filtrare dalle foto di Julien Marchand pubblicate nella sua galleria Instagram Blank City, ancora prima di aver capito dove avessero origine le sue foto. Così l’ho contattato e lui si è presentato:

 

Di cosa ti occupi e com’è la tua relazione con Instagram e gli altri social media?

Lavoro nell’editoria, il resto del mio tempo, quello non destinato al lavoro, lo trascorro fotografando e scrivendo. Sono sempre stato affascinato dai social network, dal modo in cui hanno gradualmente interferito con la nostra esistenza, come un’estensione logica dei discorsi. La mia storia con Instagram è piuttosto divertente: era appena cominciata l’estate del 2017, avevo avuto davanti a me due mesi pieni di vacanza, ma mi sono ferito gravemente alla schiena. Potevo a stento spostarmi dal letto alla sedia ed è così che ho cominciato a osservare il lavoro, sul social network, di fotografi e artisti di tutto il mondo. Ho scoperto tantissime cose nuove, molto diverse da ciò che stavo facendo io, così ho creato un account per sperimentare. Appena ho potuto uscire di casa, ho cominciato a fotografare tutto ciò che vedevo intorno e a far crescere la mia galleria: posso affermare che Blank City senza la mia ferita alla schiena non esisterebbe. Il mio account è un puro prodotto di Instagram, non esiste su altri network, digitali e non: il nome deriva dall’intento di presentare un’opera disumanizzata, costruita solo grazie alla città. alle sue geometrie, alla sua luce, ai suoi dettagli apparentemente anonimi.

I social media ti hanno aiutato nel tuo progetto?

Direi proprio di sì. Non avevo mai preso in considerazione questo tipo di fotografia minimalista e conoscevo Instagram molto poco. Il progetto è nato grazie alla community, all’inizio un po’ per gioco, poi sempre più seriamente: mi spiacerebbe davvero, oggi, deludere i miei followers.

Hai un piano editoriale o preferisci pubblicare le foto seguendo… il momento?

Non ho mai un piano per niente, credo… cerco, comunque, di pubblicare una foto nuova almeno ogni due giorni. Per ottenere questo risultato devo impiegare molto tempo a camminare per la città.

Puoi affermare che Instagram è diventato parte del tuo lavoro, oggi?

Certamente, Instagram è il mio ‘secondo lavoro’. Prendere sul serio la gestione della propria galleria significa un grande coinvolgimento, di tempo soprattutto: ore passate a trovare lo scatto giusto, a fare editing delle foto e a rispondere a tutti i commenti.

Progetti prima le tue fotografie? E quale pensi che sia il valore reale della tua galleria?

È la luce che decide il luogo e il momento giusto per le mie foto, sono assolutamente dipendente dalla luce. Posso camminare per ore in città senza riprendere niente, se la luce non è buona. Di contro, posso anche trascorrere un’ora focalizzato su un angolo di un muro, se la luce in quel punto è quella che cerco. Il valore della mia galleria penso sia la tavolozza dei colori e delle forme e il loro rapporto con la luce. Ci sono momenti in cui penso di avere, ormai, già fotografato tutto nel mio quartiere, ma poi, ogni volta mi stupisco e mi accorgo che non è così: un’illuminazione differente, rende tutto nuovo, ogni giorno.

Se vuoi raccontarmi ancora qualcosa sulla tua gallery che ti viene in mente e che pensi possa essere utile o divertente…

Forse il fatto che Blank City è diventato l’unico sport che pratico: ogni giorno, cinque giorni alla settimana, cammino 5 o 6 ore. È come una caccia perpetua all’angolo perfetto, al luogo e al momento giusti. E più vedo aumentare il numero dei followers, più mi sento responsabile dei contenuti che pubblico, quindi la ricerca diventa maniacale. È un tacito rapporto con gli altri, senza che me lo chiedano direttamente, sento di dovergli qualcosa. Qualcosa di bello.