Elena Cattaneo

Designer di ultima generazione in arrivo

MILANO

L’Istituto Marangoni ha dedicato una mostra interattiva ai 12 migliori progetti selezionati tra i lavori degli studenti del terzo anno del corso di design

The 2017 Design Degree Show è il titolo della mostra interattiva che l’Istituto Marangoni ha organizzato al Superstudio di Milano per celebrare e far conoscere agli addetti ai lavori i migliori talenti del Corso di Design. Dettaglio interessante: questa è la prima volta che il Corso di Design (io lo chiamo così per comodità, ufficialmente sarebbe The School of Design) è protagonista unico di un evento dell’istituto, storicamente più conosciuto per l’impegno formativo nel settore della moda.

L’Istituto Marangoni, infatti, nasce a Milano nel 1935 come Istituto Artistico dell’Abbigliamento Marangoni, è da più di 80 anni quindi, che si occupa di formazione e oggi può contare su un bilancio di tutto rispetto. Qualche dato in ordine sparso: tra le sue classi sono passate 4 generazioni di studenti provenienti dai 5 continenti, è stato il trampolino di lancio per oltre 45.000 professionisti della moda tra i quali Domenico Dolce e Franco Moschino, oggi accoglie 4.000 studenti l’anno nelle scuole di Milano, Firenze, Parigi, Londra, Shanghai e Shenzhen.

Torniamo a The School of Design e andiamo a conoscere più da vicino i talenti selezionati: si tratta di 12 progetti elaborati dagli studenti del terzo anno, tre per ognuno dei quattro dipartimenti: Visual Design, Interior Design, Product Design e Accessorize Design. Tra questi, una giuria composta dalla direzione della scuola e da professionisti esterni, ha selezionato i quattro vincitori, quelli che hanno saputo dare una risposta puntuale e innovativa insieme al brief di partenza.

Gli studenti di Interior Design hanno indagato l’incontro tra architettura di interni e il mondo della moda, la richiesta era quella di progettare un ideale disco club per la maison Martin Margiela.

“New Materials for New Ideas” era il tema sul quale si sono espressi gli studenti del dipartimenti di Product Design.

Dai lavori di Accessorize Design sono nate tre capsule collection: un prototipo di calzatura, una borsa ispirata al tema “punk bag” e, infine, in collaborazione con il brand Premiata, una calzatura legata al concept di sneakers urban-trail.

I tre progetti selezionati del dipartimento di Visual Design

Di moda non so so quasi niente, mentre i prodotti di design occupano troppo spazio visivo (e da troppo tempo) nella mia testa per poterli guardare con uno sguardo incontaminato, così mi sono concentrata sui lavori di Visual Design, forse il settore nel quale mi sembra più semplice leggere la contemporaneità.

Elena Sgambati

Prima di avere letto il suo nome, guardavo scorrere il video del progetto di Elena Sgambati e non ho avuto dubbi sulla sua origine femminile: Touching the Intangible è la tesi del progetto, ovvero, come lei stessa lo descrive “suscitare emozioni attraverso il design“.  Per chi da bambina ha tenuto un diario era immediato riconoscersi nelle immagini del video, nei fogli a righe riempiti fitti fitti di scritte e disegni, frivoli solo in apparenza. “Birth control, not a joke”, infatti, è il tema affrontato e nel video si susseguono le pagine immaginarie del diario di una teenager che ragiona intorno a questo delicato argomento.

Katsiaryna Piliutsik

Il progetto di Katsiaryna Piliutsik è decisamente per addetti ai lavori. Artin è una App studiata per semplificare, organizzare e trovare soluzioni ai problemi più vari generati dal flusso di lavoro nell’industria creativa. In particolare, Katsiaryna si concentra sull’esigenza, specifica per i freelance, di trovare uno spazio di lavoro adatto secondo il progetto in corso. La sua App, legata a una piattaforma di prenotazioni online, prevede il censimento di tutti gli spazi disponibili destinati ai lavori creativi (studi fotografici, sale di posa, sale di registrazione, ecc) e garantisce, quindi, un duplice servizio: visibilità agli studi più piccoli e reperibilità da parte dei singoli professionisti.

Ivan Leplevskiy

 

Da Ivan Leplevskiy mi sono fatta raccontare la genesi del suo progetto, stimolante perché rivolto a una realtà concreta. Ivan ha sviluppato l’identità di un marchio, a 360°, per Borrachitos, una birreria situata nel centro di Mosca che serve solo birre artigianali alle quali abbina cibo messicano. Ecco, solo questo quadro di partenza mi ha proiettato in un mondo futuro, che invece è già qui, dove i confini e il geloso attaccamento al territorio non esiste più. Esistono solo creatività e curiosità. I tre giovani proprietari di Borrachitos sono amici di Ivan al quale hanno assegnato il compito di ideare la loro brand identity.

“A Mosca – mi racconta Ivan – i luoghi di ritrovo sono tutti un po’ anonimi, manca la ricerca di un’identità personale ed è proprio questa la strada che ho seguito per il mio lavoro, cominciando dall’analisi delle origini della birra artigianale e dei locali, nel mondo, in cui viene servita.”

Il logo creato rappresenta i tre amici del designer, è uno spirito amichevole a tre occhi, dichiaratamente ispirato alla cultura Maia, che invita e guida i giovani russi a scoprire la cucina messicana, sorseggiando una birra artigianale.

Borrachitos è stato selezionato come miglior progetto di Visual Design dell’anno e io vorrei augurare a Ivan tanta lunga vita costellata di progetti leggeri, ironici, cosmopoliti e nient’affatto superficiali come questo.

 

[in collaborazione con Istituto Marangoni]