Elena Cattaneo

I migliori designer dell’Istituto Marangoni

Una sfilata di moda e un’installazione multimediale, i protagonisti delle performance organizzata dall’Istituto Marangoni per svelare i progetti degli studenti selezionati

Il 21 giugno appena passato, tra i tanti eventi organizzati a Milano per celebrare il solstizio d’estate, io ho deciso di scegliere quello che mi incuriosiva di più perché… rivolto al futuro. Under the Light è il titolo scelto quest’anno dall’Istituto Marangoni per la performance durante la quale sono stati svelati i progetti dei migliori studenti della School of Fashion e School of Design di Milano.

L’evento

Una sfilata, una serie di installazione multimediali e la musica di un DJ Set sono stati gli ingredienti principali della serata, aperta alla città.

Il Design Degree Show 2017 era stato celebrato in due momenti separati, uno per la moda e l’altro per il design (quest’ultimo l’ho raccontato qui), quindi due momenti più intimi, ma decisamente meno scenografici.

Under the Light, invece, ci spiega Massimo Zanatta, il direttore dell’Istituto Marangoni, è un format inedito che esplora il tema della contaminazione tra moda, arte e design utilizzando prevalentemente elementi non tangibili, proprio come la luce, quasi a voler ‘ribilanciare’ l’equilibrio tra i 5 sensi.

Mi sono trovata, così, immersa in un grandissimo loft tra i grattacieli della nuova Milano (l’evento si è svolto a The Mall di Porta Nuova), dalle pareti e il soffitto interamente dipinti di nero, dove, grazie ai movimenti e ai giochi di luce, sono stati svelati gli abiti e gli accessori frutto del percorso formativo dei ragazzi valutati come i migliori della scuola.

Il design

E dopo lo show sulle passerelle, la luce si è diretta verso la “stanza del design”, un’istallazione formata da tre grandi schermi sui quali sono stati proiettati i lavori dei ragazzi del corso di Design, suddivisi nelle tre specialità: Interior Design, Product Design e Visual Design.

In questo caso, la scelta di non esporre oggetti né prototipi è stata decisamente forte: il design è molto di più di un oggetto, ci dice Massimo Zanatta, e il desiderio era proprio quello di voler allargare la visione del design, che ormai sappiamo può andare dalla realizzazione di una sigla per un video musicale alla visualizzazione di un’analisi di dati.

I progetti selezionati del corso di Interior Design sono: Boundless Circle, una proposta di riconversione del Teatro Manzoni di Milano destinato a headquarters del brand di Antonio Marras, a cura di Natali Vorotykova; The Néos, una proposta di riconversione del Teatro Manzoni di Milano come spazio multifunzionale del brand Versace, a cura di Sharon Foglietta; Before it’s Gone, la riconversione del cinema Arti di Milano come quartier generale del brand Miu Miu, a cura di Belen Arocena.

I progetti selezionati del corso di Product Design: Pump Table di Margherita Sala, il sistema di arredo interattivo Orbit di Arthur Roth e la linea di arredo pop-up Saudade di Rafaela Vieira.

I progetti selezionati del corso di Visual Design: Viusic, progetto per l’identità visiva di u album musicale, di Yuetong Shi; Beyond The Folds, una APP per un fast-food hawaiano, di Raushaniya Urmanshina; Sustainable Living, campagna di comunicazione ambientale per la città di Milano a cura di Jiayi Wang.

Pump Table di Margherita Sala per Turri: le fasi del progetto

Sarà per il mio background, ma alla fine, il progetto che mi ha colpito di più è stato un oggetto, un classico pezzo d’arredo: il tavolino Pump Table disegnato da Margherita Sala per l’azienda Turri, uno dei tre selezionati del corso di Product Design.

Il tavolo di Margherita, però, non mi ha colpito per la sua forma, bensì per la ricerca che ha portato la giovane designer a questo risultato e per la sua perfetta rispondenza a un bisogno molto attuale, ben espresso dal movimento internazionale Cathedral Thinking.

“Cathedral thinking is about keeping the living generation tethered to the future” dice Rick Antonson

L’autore americano è uno degli esponenti di questo movimento, il cui pensiero di base si può applicare a ogni campo della progettazione: la volontà è quella di capovolgere il concetto di ‘tutto e subito’ a cui ci siamo via via abituati (o assuefatti), risultato della sempre più alta velocità di risposta delle nuove tecnologie. Quando un progetto nasce per avere una visione a lungo termine, però, richiede tempi diversi, in qualsiasi campo. Il Cathedral Thinking esprime proprio questo concetto e se da una parte può rappresentare il desiderio di tornare ad osservare e imitare la natura, rispettosa dei suoi cicli di crescita, dall’altra è il bisogno di avere uno sguardo proiettato in avanti.

È molto facile comprendere il Cathedral Thinking applicato a livello urbanistico, settore in cui per forza occorre tenere conto dei tempi di cambiamento di una città, ma può essere applicato anche a un oggetto, ed è proprio questo il processo interessante che ha seguito Margherita Sala con il suo Pump Table.

Il progetto

La richiesta rivolta agli studenti era quella di sviluppare un prodotto con un processo di lavorazione innovativo o caratterizzato da un materiale innovativo. Pump table risponde a entrambe le domande. Una delle materie prime con le quali è realizzato, infatti, è la zucca. La ricerca di Margherita è nata proprio dalla constatazione del cambio di stato fisico della zucca prima e dopo la sua essiccazione: una volta svuotata dalla polpa, infatti, e lasciata essiccare per un mese e mezzo, l’involucro rimasto assume caratteristiche di resistenza molto simili al legno. Partendo da questo dato, per la designer è stato intuitivo immaginare la zucca come la base di un classico tavolino da salotto.

Spaccato dello stampo per il tavolo Pump Table

Si tratta di un prodotto che necessita di un periodo di tempo per essere finito strettamente legato al processo di crescita della zucca, più o meno 120 giorni. Ogni tavolino, quindi avrà delle caratteristiche uniche e originali, determinati dalla natura dell’ortaggio che ne costituisce la base, ma la forma definitiva è sempre la stessa, perché originata dallo stampo in legno progettato da Margherita. Lo stampo è formato da due blocchi in legno nei quali viene infilato il piano del tavolo in vetro trasparente, forato al centro: la zucca, crescendo, riempie le curve dello stampo e si insinua nel foro del piano, per poi uscire e proseguire la crescita nella parte superiore. Tolto lo stampo, vengono svuotate e fatte essiccare le due parti della zucca, sotto e sopra al piano. Infine, la parte inferiore, base d’appoggio del tavolino, viene riempita di resina per una maggiore stabilità e quella superiore, sezionata, forma una ciotola al centro del piano.

Pump Table di Margherita Sala per Turri

L’Istituto Marangoni

Il processo di valutazione degli studenti selezionati è gestito da importanti nomi della moda e del design, quali Giulio Cappellini, Ambassador della School of Design. L’Istituto Marangoni, nato a Milano nel 1935 come Istituto Artistico dell’Abbigliamento Marangoni, è stato il trampolino di lancio per oltre 45.000 professionisti della moda e del design e oggi conta 4.000 studenti l’anno provenienti da 107 paesi, nelle sedi di Milano, Firenze, Parigi, Londra, Mumbai, Shanghai, Shenzhen e Miami. Il direttore, Massimo Zanatta, è anche direttore della Domus Academy che, insieme all’Istituto Marangoni e al Naba, fa parte del gruppo internazionale Galileo Global Education dedicato alla formazione nei settori dell’arte e della creatività.

In collaborazione con Istituto Marangoni