Ligama, l’artista che trasforma i ruderi

È nel delicato rapporto tra reale e artificiale che Ligama esprime il suo linguaggio artistico. Uncommissioned Landscape Manipulation è un progetto di azione pittorica grazie a cui ha modificato parte del paesaggio rurale siciliano

Partiamo dall’inizio, chi è Ligama e come ho incontrato i suoi lavori? Tutto molto semplice: lui è un artista siciliano, classe 1986, che nel 2015, dopo una laurea in Grafica all’Accademia di Belle Arti Catania e un percorso professionale come assistente alla cattedra di Incisione, decide di lasciare la carriera universitaria per dedicarsi alla ricerca artistica.

Il fulcro della sua ricerca è il particolare rapporto tra mondo reale e intelligenza artificiale ed è grazie alla collaborazione con un ingegnere informatico che ha creato un algoritmo in grade di trasformare i suoni di un luogo in frequenze di colore. Proprio lo speciale rapporto tra colore e paesaggio è ciò che ha catturato il mio sguardo su Instagram e mi ha aperto il mondo degli edifici rurali abbandonati ‘manipolati’ da Ligama. Gli ho scritto, fatto qualche domanda ed ecco le sue risposte.

D. Prima di tutto, per noi che veniamo un po’ dal vecchio mondo e avevamo delle categorie professionali più “solide”, meno variegate di adesso, come ti definiresti? Più ricercatore, pittore, artista, street artist… o?

Ligamami basterebbe essere un buon pittore, essere definito artista implica troppe responsabilità, ma è sicuramente la più grande aspirazione. Non amo le catalogazioni con aggettivi davanti ad altri aggettivi.

D. Ciò che mi colpisce del tuo lavoro è un continuo intreccio: tra edifici rurali e un linguaggio artistico più urbano, per esempio (quello dei graffiti per intenderci), tra epoche diverse, tra architettura, arte, musica e mondo digitale. Riesci a esprimerti tenendo tutto questo insieme. È una ricerca voluta o un bisogno, un istinto?

Ligama: È un istinto, rappresenta sicuramente lo specchio della mia personalità. Non avere uno stile (ed uno solo) ben definito può forse rappresentare una non completa maturità artistica, ma preferisco sempre avere dei dubbi, farmi delle domande, sconfinare in aree eterogenee, che sentirmi sicuro in un solo ambito ben definito.

D. I tuoi progetti più conosciuti riguardano le architetture rurali abbandonate: da cosa parte questa attrazione? E come riesci a trasformare questi lavori in un contenuto artistico che può essere condiviso con gli altri/visto da molti?

Ligama: I ruderi sono parte integrante del paesaggio siciliano. Sono stati abitazioni, magazzini, stalle, rifugi o ripari. Testimoniano una civiltà perduta ed esistono nella memoria della collettività solo nello stato di abbandono in cui li ho conosciuti. Uno stato di eternità apparente che sospetto non possiedano. È solo una sensazione di chi li guarda. Questi oggetti, che mi sono stati consegnati erroneamente come eterni e immutabili, sono ora oggetto di un processo di cambiamento che ho messo in atto attraverso un’azione pittorica.

Una serie d’interventi trasformativi radicali il cui scopo è renderli reali aggiornando il repertorio d’informazioni che contengono, per rinnovare le proprietà delle relazioni con il tempo e lo spazio che quel paesaggio ha stabilito consegnandosi ai ricettori visivi umani. L’intervento pittorico consiste nell’utilizzare codici colore elaborati in co-creazione con un algoritmo di intelligenza artificiale che traduce dati scientifici di sequenze sonore raccolti ed elabora una nuova teoria del colore.

Dal 2017 ho intrapreso un viaggio attraverso la Sicilia alla ricerca di questi oggetti magici per trasformarli e per cambiare la percezione delle cose. Un viaggio di riappropriazione attraverso la pittura. Un’indagine sul mio territorio, per conoscere la storia dei luoghi e ricucire i tessuti connettivi di nuove geografie. Gli interventi pittorici segnano questo viaggio e segnalano ogni passaggio: gli edifici ricevono nuove informazioni che interagiscono con quelle accumulate nel tempo e diventano oggetti temporali. Dando vita a un tempo nuovo. Mutabile anch’esso.

Uncommissioned Landscape Manipulation è un lavoro che vuole segnare la fine di un tempo percepito inesatto rimettendo in relazione gli elementi che lo compongono per provare a manipolare la durabilità del reale e osservare il frutto delle nuove relazioni che essi stabiliranno con gli uomini.

D. Mi affascina e conosco poco il mondo dell’arte contemporanea, così facile da “non capire”, così interpretabile. Ti senti mai poco capito?

Ligama: Da quando ho cinque anni, ma non penso che si debba essere un genio per essere incompreso. 

D. Come funziona la nascita di un tuo progetto: da richieste esterne, da concorsi o l’origine è già una tua idea, un progetto?

Ligama: Ogni progetto ha un’origine a sé: ci sono i progetti indipendenti, le commissioni, le opere pubbliche, le collaborazioni, ma nessun concorso. Gli esami preferisco farmeli da solo.

D. Che rapporto hai con i social network, ti aiutano a diffondere il tuo lavoro, a farti conoscere oltre il tuo territorio? Te lo chiedo perché a me alcune tue opere sono apparse proprio su Instagram.

Ligama: I social media sono il veicolo principale di diffusione, è un dato di fatto. Perciò, anche se non sono estremamente attivo, pubblico ogni mio lavoro. Curo tanto invece il mio sito, che penso sia l’interfaccia principale del mio lavoro: chi è davvero interessato a conoscere, non si limita ai social ma approfondisce, questo rende tutto più professionale. 

Se il nuovo mondo dei colori di Ligama, perciò, vi ha incuriosito, seguite il suo consiglio e approfondite la conoscenza. A breve, per esempio, sarà inaugurata una sua personale alla galleria Uovo alla Pop di Livorno.

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