Un posto dove parlare di fiori

La Fioreria, una bottega di piante e fiori, un luogo di incontro e di conoscenza, una delle tante, coinvolgenti, attività nate alla Cascina Cuccagna di Milano

C’è un luogo di Milano che frequento spesso per motivi diversi, è la Cascina Cuccagna. Negli anni l’ho vista trasformarsi da vecchio caseggiato agricolo ormai assorbito dalla città e abbandonato a sé stesso, a quello che è oggi, dopo tanto lavoro.

Il passaggio, infatti, dallo stato di degrado a luogo di incontro, aggregazione e ristorazione non è stato immediato, bensì il frutto della volontà e dell’impegno di un gruppo di cittadini della Zona 4 di Milano che, dal 1990, ha cominciato a interessarsi di questo bene pubblico in rovina e ha fondato la Cooperativa Cuccagna. Da allora la Cooperativa ha lavorato per coinvolgere e sensibilizzare gli abitanti della zona, oltre ad associazioni, realtà culturali e istituzioni cittadine, fino a sviluppare un progetto di intervento conservativo sull’intero complesso edilizio.

Nel 2012, finalmente, una delle più antiche cascine agricole milanesi, originaria della fine del ‘700, è stata riaperta al pubblico e oggi è il cuore di una serie di attività, culturali, ricreative e commerciali, che convivono e condividono uno spazio fisico fortemente caratterizzato.

Tra le diverse attività, una mi ha sempre colpito appena varco la soglia del pesante portone in legno che segna il confine tra la città e questo angolo incantato: la Fioreria, apparentemente una bottega di piante e di fiori, in realtà molto di più.

Piante e fiori non sono il mio ‘pane quotidiano’, nel senso che ho poca conoscenza, ma soprattutto poca dimestichezza con il genere. Eppure mi affascinano, quasi mi mettono soggezione. Ecco perché l’entrata della Fioreria mi ha sempre calamitato lo sguardo, ma non mi sono mai concessa di andare oltre.

Ho deciso, così, di avvicinami alla Fioreria e di cominciarne la perlustrazione usando altri mezzi, quelli che mi sono più congeniali: ho scritto a Irene Cuzzaniti, fondatrice dello spazio, ed è nato questo scambio.

Qual è il percorso che ti ha portato ad occuparti di verde? E a cosa è dovuto il nome del tuo studio, Twentytrees?

Twentytrees è stato fondato da me è una mia collega di studi, Alice Ruschena, contestualmente alla nostra laurea in architettura dei giardini e paesaggistica a Roma. Twentytrees è un gioco di parole: io e Alice siamo nate entrambe il 23, di mesi diversi, e il 23 è un numero fortunato. Ho una vera adorazione per gli alberi, li considero le architetture botaniche più straordinarie e magnifiche che esistano. Ho iniziato ad occuparmi di verde in maniera istintiva, ho sempre amato gli spazi verdi e quello che hanno da dirci. Poi cercando nella guida dello studente una facoltà artistica mi sono imbattuta in architettura dei giardini… non ho esitato un istante.”

Il tuo mi sembra un negozio abbastanza unico nel suo genere, ovvero forse meno negozio, ma più luogo di incontro di persone e attività: questa è solo la mia impressione, raccontami come funziona e come ti è nata l’idea.

A 17 anni ho iniziato a lavorare come ‘pacchettista’ in un negozio bellissimo che non c’è più, Spazio7, a Roma, e in seguito ci sono stati molti altri negozi, fino a quelli di fiori. Il commercio fine a se stesso non è il mio pane, a me piace vendere oggetti che compro perché amo, e lo stesso per piante e fiori. Più ancora mi interessa lo scambio, mi occupo di cose che fanno molto bene alle persone e sono curiosa. Mi accorgo che chi passa dalla Fioreria ha spesso voglia di sapere o di imparare qualcosa, chiede consigli, prende spunti e trova pezzi unici: spesso nascono addirittura delle frequentazioni all’interno del mio spazio. La strada per organizzare corsi a tema, quindi, è stata quasi necessaria.”

Quale aspetto della tua attività di piace di più?

Ho costruito il mio lavoro assecondando i miei interessi e forzando le mie abilità. Mi piace che ciò di cui mi occupo non sia statico, i giardini crescono, i fiori mutano, il contatto con la Natura insegna a lasciare spazio, tempo e anche a lasciar andare. L’osservazione che mi concedo del mondo attraverso il mio lavoro è la lezione più grande e continua.”

Ti riconosci e ti confronti con altre realtà milanesi legate al verde? Non so, a me viene in mente l’orto del carcere di Bollate.

Si, non in maniera programmatica, purtroppo non riesco a stare dietro a tutto. Lavoro con giardinieri, agronomi, giornalisti di settore, designers, hobbisti e tante altre professionalità. Per farti un esempio: l’anno scorso la Fioreria ha ospitato 51 corsi, ma quelli tenuti da me sono stati pochissimi.”

Io mi occupo principalmente di arredamento: il verde in casa è un tema che sembra diventare sempre più protagonista, tu come lo vivi questo rapporto?

È una ‘moda’ sana, ma è appunto una tendenza e, di conseguenza, l’approccio è piuttosto superficiale. Con un po’ di pazienza e molta passione, però, questo trend offre la possibilità a noi del settore di divulgare e condividere la conoscenza del verde, di avvicinare le persone alla Natura anche la più semplice e urbana da fruire: questo è il mio lavoro e quello de la Fioreria.”

 

 

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