Elena Guaccero: architetto e artista, classe 1924

Una donna architetto, silenziosa e riservata, ci ha lasciato l'espressione più viva del suo ricco mondo interiore: quadri, collage e piccole sculture fantastiche

Ho conosciuto Anna Maria Rocca, una delle due figlie di Elena Guaccero, in una mattinata di sole a Venezia, pochi mesi fa. Siamo state insieme mezza giornata, una piacevole mezza giornata di racconti, i suoi, ascolto e attenta osservazione, i miei. Un tempo brevissimo, mi rendo conto a posteriori, per potersi infilare davvero nella movimentata storia di vita di Elena Guaccero, ma soprattutto per riuscire ad orientarsi tra gli innumerevoli oggetti della sua produzione.

Un numero definito, però, di quegli oggetti c’è ed è quello che è riuscita ad assegnare Anna Maria a ogni creazione della madre grazie al lungo lavoro di inventario che ha deciso di affrontare dopo la sua morte, avvenuta nel 2006.

In un’intervista Anna Maria racconta:

“Con l’aiuto di alcuni amici, Paola, Renato, Roberto, Alessandro ed Ettore, una macchina fotografica, un computer, un timbro ed innumerevoli cartellini numerati, comincio la catalogazione che durerà più di un anno e che alla fine conterà più di 1200 voci: lavoro per nulla facile, sia per il coinvolgimento emotivo, sia per la difficoltà nel datare le opere. Lo ricordo come un’impresa faticosa ma nello stesso tempo divertente, perché entravo, piano piano, in quel mondo misterioso, fantastico, colorato, che mi permetteva di conoscere un aspetto intimo della mamma.”

Ma partiamo dall’inizio: Elena Guaccero nasce a Bari nel 1924 da genitori, entrambi, notevolmente portati per il disegno e la manualità. Frequenta il liceo scientifico a Firenze e la Facoltà di Architettura a Roma, dove si laurea nel 1954. Durante gli anni universitari accompagna lo studio alla passione per la pittura ed è in quel periodo che stringerà profondi rapporti con personaggi quali l’architetto e urbanista Ludovico Quaroni (1911-1987) e gli artisti Orfeo Tamburi (1010-1994) e Massimo Campigli, pseudonimo di Max Ihlenfeldt (1895-1971).

Dopo la laurea torna a Bari, dove avvierà la sua professione di architetto. Tra i suoi progetti, alcuni edifici di edilizia popolare e il Palazzo della Rai di Bari, inaugurato nel 1959.

 

Bari, inaugurazione del Palazzo della Rai, 1959
Bari, il Palazzo della Rai

Nel 1960 la vita di Elena prende nuove strade e la sua attività di architetto subirà un’interruzione: si sposa con il veneziano Massimiliano Rocca, insieme si trasferiscono prima in Austria e poi in Germania dove nascono le due figlie. È in questi anni che l’architetto comincia a maturare una sua ricerca artistica molto personale alla quale riuscirà concretamente a dare spazio dal 1970, una volta rientrati in Italia e stabilitisi a Venezia.

Ed è proprio tra le mura del suo palazzo alle Zattere, che la Guaccero ha ristrutturato partendo da uno stato di totale abbandono, che ho la fortuna di sfogliare i suoi appunti, toccare e “giocare” con le sue creazioni, entrare e uscire dalle stanze scoprendo, in ognuna, un dettaglio architettonico inaspettato, originale, ma sempre creato come risposta ad un’esigenza pratica. Dalle parole di Anna Maria, dalle centinaia di oggetti silenziosi, riposti con ordine tutt’intorno, e da qualche, bellissima, fotografia in bianco e nero, si scolpisce dentro di me l’immagine di una donna dalla personalità poliedrica, capace di contenere al suo interno virtù apparentemente in contrasto, come immaginazione, creatività e pragmatismo. Quello che, però, mi ha colpito di più non è tanto il fatto di possedere queste doti, quanto di riuscire, nelle diverse fasi della sua vita, a metterle sempre in pratica e portarle a termine.

Anna Maria racconta che sua mamma non parlava né scriveva molto, ma di certo, potendo osservare oggi tutto quello che ha lasciato, si può affermare che la sua modalità di espressione, e probabilmente anche di comunicazione, era la manualità.

A questo proposito c’è un episodio che non ho mai dimenticato. – dice Anna Maria, con un pizzico di malinconia –  Quel giorno la maestra ci aveva dato un compito speciale: costruire una casetta. Ho lavorato tutto il pomeriggio, ma, alla fine, il risultato era piuttosto bruttino e mi ricordo di essere andata a letto in preda alla delusione. Durante la notte, la mamma mi ha costruito un palazzo intero con il quale il giorno dopo mi sono presentata in classe. Dentro di me, però, si agitavano emozioni diverse: ero fiera di quel palazzo, ma lo vivevo anche come un “giudizio” da parte della mamma per non essere stata in grado di farcela da sola.

Attraversando cronologicamente i periodi creativi di Elena Guaccero si possono chiaramente leggere anche i grossi cambiamenti avvenuti o subiti, fuori e dentro di lei:

  1. Quadri
  2. Collage
  3. Personaggi di legno
  4. Figure in cartone

Questi sono i soggetti con cui Elena si è confrontata dalla giovinezza fino alla fine della sua vita quando, ormai vittima di grossi problemi alla vista, ha abbandonato la lavorazione del legno di balsa, che richiedeva l’uso del seghetto, per dedicarsi a composizioni in cartone e nastro adesivo, per lo più realizzate con pezzi di riciclo.

1. Quadri

2. Collage

3. Personaggi di legno

4. Figure in cartone

Elena Guaccero è stata e ci ha lasciato molto molto di più di ciò che si può cominciare a intravedere da queste foto… in un mondo ideale sarebbe giusto, oltre che bello, che un giorno tutta la comunità potesse goderne. Che i giovani e, soprattutto, le donne giovani, riuscissero a scorgere, dietro ogni frammento della sua produzione, la passione e la tenacia con la quale Elena ha perseguito i suoi progetti, nonostante i tempi e i mezzi sicuramente diversi da ora.

Grazie ad Anna Maria per la preziosa condivisione e grazie a Maurizio Buttazzo per le fotografie.

 

 

 

 

 

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