La casa è, anche, un campo di battaglia

Ogni anno IKEA conduce una ricerca internazionale che esplora i cambiamenti degli stili di vita in casa. Ecco i punti emersi dal "Life at home Report 2017"

Martedì 31 ottobre, nel negozio IKEA di San Giuliano (MI), ho assistito alla presentazione del “Life at home Report 2017”, la ricerca internazionale che ogni anno IKEA conduce per esplorare i cambiamenti degli stili di vita in casa e, quindi, per riuscire ad avvicinarsi sempre di più alle specifiche esigenze abitative.

Probabilmente l’avrete notato o forse no, comunque, ogni negozio IKEA, apparentemente simile agli altri, propone, invece, una vasta scelta di prodotti e oggetti diversi. Questa – fondamentale – capacità di intercettare i bisogni dei clienti, nelle singole zone del mondo, è resa possibile proprio grazie all’analisi dei risultati del report annuale.

Ho scelto di cominciare con questa immagine, di una sorridente coppia danese sulla soglia di casa, per introdurre l’argomento trattato nel report 2017  che, al contrario, fa sorridere molto meno: tratta le battaglie quotidiane che avvengono all’interno delle mura domestiche. Argomento spinoso, delicato, soprattutto da condividere pubblicamente, invece IKEA, grazie anche alla sua forza, è andata a scavare proprio lì.

L’analisi è stata condotta, a livello internazionale, in 22 Paesi su 22.000 persone e in Italia gli intervistati, con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni, sono stati 1.025.

“Life at home Report” di quest’anno, spiega Alessandro Aquilo, IKEA Country Communication Manager, si è spinto oltre alla tradizionale ricerca sugli stili di vita. Attraverso lo strumento delle chat online, delle interviste nella case private, delle interazioni personali con singoli individui, di workshop e della collaborazione con quattro esperti di diversi ambiti, dall’antropologia alla psicologia, l’indagine è riuscita a penetrare nelle abitudini domestiche delle persone e nel significato emotivo che si cela dietro a ognuna di esse.

…la vita domestica è un insieme di cose che funzionano bene e altre che funzionano meno. Questo rapporto cerca, perciò, di far luce su ogni angolo delle case delle persone, per capire come affrontare le battaglie che ci uniscono tutti, non importa dove – o come – viviamo.

Dalla ricerca emergono 5 conflitti frequenti nell’ambito delle mura di casa:

  1. L’importanza di oggetti significativi vs l’ansia di fare spazio.
  2. La necessità di uno spazio e cose personali vs la lotta per chiederlo/e.
  3. La sensazione si sentirsi insieme vs le distrazioni del mondo esterno.
  4. Le infinite possibilità date dalla tecnologia vs i suoi aspetti negativi nella vita con gli altri.
  5. La casa in costante evoluzione vs il desiderio di vederla compiuta.

1. Il mito del minimalismo è già nell’aria da qualche anno, dal report 2017, però, è stato rilevato che possedere “troppe cose” è la maggior causa di stress in casa. Addirittura il 42% degli italiani ha affermato di avere cose in casa odiate perché rovinano l’atmosfera di una stanza. Ed è proprio la diversa interpretazione di “troppe cose” che genera la maggior parte delle discussioni domestiche: 4 italiani su 10 affermano che non avere le stesse abitudini quotidiane sia la causa della maggior parte delle discussioni in famiglia.

2. Dal punto di vista di “possedere spazio e cose personali”, in Italia siamo divisi in due: la metà delle persone parla della rivendicazione dei propri spazi con facilità, mentre l’altra metà lo trova imbarazzante. Vuol dire che in molti viviamo compromessi che ci rendono infelici o litighiamo per confini non chiaramente definiti. La cosa che ho trovato più singolare è, però, il luogo della battaglia, cioè il locale della casa dove hanno luogo queste liti: nel resto del mondo è il soggiorno, il 56% degli italiani, invece, discute in cucina. Altro dato interessante a livello globale: il 40% delle persone dice di vivere con cose che odia ma che non può buttare perché appartengono ad altre persone, ma circa un quinto delle persone (il 19%) ha gettato via qualcosa che appartiene a qualcuno con cui vive, senza dirglielo!

Evidenziando le criticità della vita in comune in casa e grazie all’aiuto delle persone intervistate il “Life at home Report 2017” di IKEA  si pone un obiettivo importante, quello di riuscire, punto per punto, a offrire delle soluzioni emotive attraverso la sistemazione degli oggetti e degli spazi fisici :

3. Questo è un punto delicato, sottile e molto attuale: essere fisicamente in casa quanto significa essere davvero e consapevolmente dentro casa? Per stare realmente bene, infatti, dentro le mura domestiche come in ogni altra occasione della giornata, occorre essere mentalmente presenti, cioè concentrati solo sul momento che si sta vivendo, sull’attività che si sta svolgendo e sull’interazione che in quell’istante si sta attuando con un’altra persona. Oggi, con la tecnologia a cui siamo abituati, c’è un pericoloso tombino nel quale si può cadere ed è la dipendenza alla connessione virtuale: quante volte ci capita di essere in casa, ma di avere bisogno di continuare a mantenere attivo lo sguardo e l’udito sul mondo esterno grazie, per esempio, all’attività sui Social Network? Lascio la domanda aperta…

Dall’analisi dei risultati della ricerca sono tre le soluzioni rapide per aumentare il nostro senso di presenza in casa:

  • Prendersi tempo per sé quando serve
  • Interagire con la famiglia
  • Occuparsi della cura della casa, della pulizia e dell’ordine

4. Questo punto è direttamente collegato al precedente e indaga, più specificatamente, la ricerca di un possibile equilibrio all’uso della tecnologia in casa: nel mondo, il 33% delle persone dichiara quanto sia difficile trovare questo equilibrio, circa una persona su 6 (il 17%) si sente in colpa per la quantità di tempo passata sui Social Media e più di un quarto (il 27%) afferma che, a causa dell’uso della tecnologia, passa meno tempo con il/la partner. I dati, però, variano molto secondo il luogo di provenienza degli intervistati: il 66% dei russi, il 65% degli indiani e il 37% degli statunitensi, per esempio, è entusiasta di portare la tecnologia in casa perché, grazie ad essa, si sente più connessa alle persone con cui vive. Melissa (USA) dichiara:

“Abbiamo iniziato ad ascoltare musica e a giocare in famiglia con i telefoni. In un periodo in cui pensavo di perdere il legame con le mie ragazze, ho dovuto trovare il modo di interessarle.”

5. La diatriba tra il piacere di vivere in una casa in costante evoluzione e quello di poter affermare, una volta per tutte, che la propria abitazione “è finita” la sento come una falsa questione…  la casa di ognuno di noi È sempre in evoluzione, si tratta solo di esserne più o meno coscienti. Riassume bene il concetto Izumi, una donna intervistata in Giappone:

“Il cambiamento è la sola costante nelle nostre case.”

Nel corso della ricerca, è stato scoperto che molte persone aspirano ad avere una “casa per sempre”. Ma la vita non è statica – i bambini crescono, i bisogni cambiano – e “per sempre” può avere un significato diverso secondo, addirittura, il momento della giornata. Lo psicologo Roy Langmaid afferma che:

“la nostra identità è una struttura che emerge, lo stesso deve essere per la nostra casa. Lidentità è un racconto, le persone raccontano la loro storia (passato, presente e futuro) attraverso gli oggetti che le circondano. Perciò, quando le persone cambiano gli oggetti dentro casa, cambiano la loro storia.

Quando ci apriamo all’idea di una casa in costante evoluzione, siamo anche meglio attrezzati per gestire i cambiamenti nella nostra vita. Ciò, però, implica affrontare alcune battaglie. Siamo alla mercé di forze interne ed esterne alla casa che sentiamo al di là del nostro controllo, e per molti accettare e abbracciare i cambiamenti richiede una nuova prospettiva.

La difficoltà ad accettare i cambiamenti si traduce, istintivamente, nella dichiarazione di problemi pratici: il problema più comune rilevato dal report è la mancanza di spazio, poi c’è la questione economica e infine il fatto di avere o meno il permesso di portare dei cambiamenti in casa (in molti Paesi del mondo, infatti, vivere in una casa in affitto è la norma e ciò, spesso, implica un limite nella possibilità di agire sulla sistemazione dei propri spazi). In aggiunta ai problemi reali, ci sono, poi, dei freni psicologici: il 26% degli intervistati nel mondo ha dichiarato di avere il desiderio di fare dei cambiamenti in casa, ma di non avere l’energia per affrontarli.

Tra gli italiani il principale ostacolo è non sapere quando potranno finire ciò che hanno iniziato a fare in casa, ma subito dopo, nella report, si scopre che le persone che non si oppongono ai cambiamenti sono anche le più soddisfatte delle cose che posseggono.

Cosa possiamo imparare da questa ricerca?

Le quattro dimensioni della casa valgono per tutti, ma tutti viviamo in modo diverso i cinque conflitti che si verificano quando esse si sovrappongono. A prescindere dalla posizione, dalle dimensioni e dagli occupanti, per tutti la casa è uno scrigno di significati e un’espressione dell’identità personale.

Ecco perché è importante chiederci come ci sentiamo dentro casa, e non solo che cosa ci facciamo.

Non sorprende che le relazioni emergano fortemente come la caratteristica più importante della vita in casa. Le nostre relazioni resistono all’andamento ondivago dei sentimenti, ai nostri bisogni in continua evoluzione, alle nostre speranze e sogni.

 

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