Fare design? Anche nei workshop

Dialogo diretto con otto designer in altrettanti workshop su come fare design. A Verona nello scenografico Loggiato del Palazzo della Gran Guardia

Ero a Verona nelle giornate di Marmomacc e Abitare il Tempo, ma la mia attenzione era tutta per Do you speak Made in Italy?, l’evento dedicato al design (mostra, due seminari e otto workshop) su progetto di Sthandier Design e Art Frigò, ospitato a Palazzo della Gran Guardia.

Un’occasione per stare a tu per tu con designer e progettisti famosi o emergenti seduti attorno a un tavolo di lavoro o in esplorazione della città come fonte d’ ispirazione.

Una formula che ha riscosso un cospicuo numero di iscrizioni e che ha dato la possibilità a studenti, progettisti ma anche ai semplici interessati di confrontarsi in modo informale con Ferdi Giardini, Giovanni Casellato, Simone Frabboni, Manuela Bedeschi, Sotirios Papadopoulos, Mimmo Demattia e Annalisa Mirizzi di NALJ Jewels, l’architetto Fabio Capanni del DIDA (Dipartimento di Architettura di Firenze) con Velux Italia e Massimo Lunardon sul loro percorso progettuale e costruttivo.

Dall’immaterialità della luce naturale capace di impostare architetture sorprendenti al legno di riciclo come materiale prezioso di gioielli ispirati, dai materiali impalpabili (neon,  metacrilato, rhodoid) per dare forma alla luce artificiale  o alla creatività più spinta (vetro soffiato), alla materialità del ferro che diventa scultura fino alle opportunità inventive dei materiali di riciclo per la salvaguardia dell’ambiente.

W1 Ferdi Giardini_1024x682 W2 Giovanni Casellato_1024x682 W3 Simone  Frabboni_1024x682

Tutto questo e molto altro nei modelli, campionature, fotografie, schizzi, disegni, parole, presentazioni, racconti dei designer-artigiani o nei plastici fatti realizzare dall’architetto Capanni dai suoi iscritti.

Nelle due sessioni dedicate si sono avvicendati piccoli gruppi di persone per scoprire materiali nuovi o la potenzialità di quelli considerati inutili o inespressivi, per carpire i segreti del mestiere, per soddisfare curiosità antiche o alla ricerca di soluzioni tecniche precise.

Il feedback è stato immediato, spontaneo. Un botta e risposta con poche pause perché tante sono state le domande preparate con cognizione di causa.

E le risposte hanno avuto la concretezza dell’esperienza, della pratica in bottega con i maestri artigiani, della sperimentazione continua spesso senza frontiere come quella di Massimo Lunardon o di una passione che è diventata stile di vita come per Simone Frabboni.

A dimostrazione che tra il dire e il fare non c’è il vuoto, ma la pienezza di workshop partecipati.

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