La (mia) storia con Ikea

L'intreccio di un percorso personale e di una storia collettiva: Ikea Italia festeggia i suoi primi 25 anni

La mia storia di vita da adulta è stata accompagnata dalla presenza costante e discreta di Ikea Italia. 25 anni, infatti, sono pressoché (ormai quasi ci siamo) la metà dei miei anni.

La casa in cui ho vissuto senza presenze Ikea è la casa dei miei genitori, quella arredata con la poltrona del papà in pelle nera, i tappeti e le argenterie dei nonni, i cassettoni in legno di noce lucido. Poi, proprio mentre stavo mettendo a fuoco il desiderio di andare a vivere da sola e cercavo soluzioni pratiche per metterlo in atto, Ikea sbarca in Italia. Apre il suo primo negozio in un vialone alle porte di Milano.

La prima visita è stata come un piccolo viaggio all’estero, tutto era completamente diverso dai negozi di arredamento a cui eravamo abituati fino a quel momento. Entusiasmo ed eccitazione, quindi, che dentro di me sono rimasti intatti, nonostante le piccole grandi delusioni dovute ai bulloni mancanti durante i montaggi, nonostante gli articoli di cronaca che più di una volta hanno coinvolto Ikea e il suo proprietario.

Oggi come allora, ogni volta che parcheggio davanti a un negozio Ikea, sento quel sottile piacere che regala una gita fuori porta. E per un paio d’ore so che ragionerò NON come una che deve comprare qualche scatola per il cambio degli armadi, MA come una che deve arredare da zero il suo chalet rosso su un isolotto dell’arcipelago di Stoccolma. Sì, perché alla fine io sono un po’ come Zelig.

Ma non solo, ogni volta che entro in un negozio Ikea per un attimo vorrei tornare ad avere i bambini piccoli, per potermi godere sul serio il reparto junior, per poter scegliere le lenzuola con i coniglietti, per potergli portare a casa l’ennesimo peluche e ascoltare, ancora una volta, le loro risate mentre scelgono il nome più adatto per il nuovo amico.

Poi vorrei dover rifare da zero la cucina e mettermi a progettarla al computer del reparto. Poi vorrei avere più spazio negli armadi e aggiungere un copripiumone e un set di asciugamani. E vorrei saper usare la macchina per cucire e per comprare dei tessuti e farne qualcosa di utile. Quindi torno a terra, butto nel carrello le mie scatole e una decina di pacchetti di tovaglioli di carta e vado alle casse.

Poco dopo l’arrivo di Ikea in Italia, insomma, vado a vivere da sola. Compro i miei primi tavolini Lack (oggi promossi a prodotto icona), che allora erano anche di forma triangolare: uno verde e uno viola, tanto per ribadire la distanza che volevo mettere con i cassettoni in noce della casa dei genitori.

Tavolini della serie Lack
Tavolini della serie Lack

Da allora nelle mie case, come immagino nelle case di tutti gli italiani che avevano la fortuna di avere vicino un negozio Ikea (dopo il primo di Milano in Italia ne hanno aperti altri 20), mobili e accessori Ikea hanno accompagnato la mia evoluzione, con soluzioni pratiche per la casa e con tanti, tantissimi, impulsi spensierati al decoro della casa. È arrivato il letto con lo scivolo per il mio primo bambino, poi quello a castello per accogliere anche il fratello. Non ho resistito a compragli un servizio da tè giocattolo in ceramica, anche se sono due maschi. Fino all’ultimo acquisto di quest’anno: la scrivania per il mio angolo home-office… per la mia nuova vita professionale da freelance!

Sgabello-gradino Forsiktig
Sgabello-gradino Forsiktig
Letto reversibile Kura
Letto reversibile Kura
Serie di copripiumini e federe "Ikea dei piccoli"
Serie di copripiumini e federe “Ikea dei piccoli”
Ceramiche giocattolo Duktig
Ceramiche giocattolo Duktig
Giochi appesi PE370891

Ma il mio percorso a braccetto con l’azienda svedese non è stato solo shopping più o meno compulsivo:

  • Ci sono state numerose pause nei ristoranti Ikea.
  • C’è stato il (mitico) viaggio stampa Ikea, nel 1998, anno che non posso scordare perché ero incinta. Mitico viaggio anche perché cominciato con un piccolo tranello. Quando ho ricevuto l’invito da Mariangela Viterbo, esperta di design e responsabile dell’ufficio stampa prodotto di Ikea Italia, ero troppo contenta e ho accettato al volo, senza considerare il fatto che ero nei primi mesi di gravidanza. La data del viaggio, mi sono detta, coincide con la fine del terzo mese, quindi tutto dovrebbe essere a posto. Non avevo però il coraggio di dirlo a Mariangela e, così, ho confessato solo il mattino della partenza, a Linate: vedo da lontano Mariangela e tutta sorridente le dico: “NOI siamo arrivati!”.
  • C’è stata la mia tesina, preparata per sostenere l’orale dell’esame dell’Ordine dei Giornalisti, il cui tema era Ikea e il suo catalogo, un fenomeno editoriale di dimensioni impressionanti (agli inizi del Duemila ne venivano distribuite 20 milioni di copie nel mondo).
  • E c’è stato un amico, Nanni Delbecchi, conosciuto in ufficio come nuovo “vicino di redazione”, che ha scritto un romanzo: Il signor Ikea, una favola democratica.

I primi 25 anni di Ikea Italia, ovviamente, sono molto di più della mia storia. Sono, per dare qualche numero (grazie all’analisi condotta da Ernst&Young): 21 negozi, una filiera nazionale capace di generare 21.000 posti di lavoro, 286 milioni di euro di contributo fiscale (il 38% dato da contributo diretto e il 62% da contributo indiretto) e circa 1 miliardo di euro di Valore Aggiunto (anche in questo caso il 42% e Valore Aggiunto diretto e il 58% Valore Aggiunto indiretto). Numeri ben riassunti in questo articolo de Il Secolo XIX.

Il 21 maggio ho partecipato, insieme  a tanti altri, alla giornata di celebrazione di questo speciale compleanno Ikea a Teatro Litta, dove ho avuto la fortuna di ascoltare in diretta le parole di molti esperti. Durante la prima tavola rotonda sul design democratico, moderata da Marina CarraraAlessandro Mendini, per esempio, ha parlato con il suo tono garbato ed elegante di Ikea come di un grandissimo fenomeno commerciale:

“Ikea ha spezzettato e inscatolato i mobili. Se non ci fosse Ikea, come faremmo noi tutti adesso?”

L’unica cosa su cui non sono d’accordo con Mendini è la sua osservazione sulla fantasia: secondo l’architetto Ikea risolve problemi pratici in casa, ma non salva la fantasia.

L’architetto Enrico Morteo ha raccontato la sua passione per i cataloghi Ikea, soprattutto dei primi anni:

“ci facevano vedere modelli di casa che non conoscevamo, modi mai visti di usare i mobili. Però aggiunge: la casa non è tutta dentro Ikea, né tutta dentro a un altro contenitore. La casa sono io.”

L’architetto Stefano Boeri, invece, ha parlato della capacità di Ikea di reggere una posizione di perenne equilibrio, quasi paradossale, tra la creazione di un mondo di utensili e una continua ricerca estetica, tra l’essere una potenza della globalizzazione  e il mantenere un forte legame  con una regione ben precisa di’Europa.

La seconda tavola rotonda era intitolata “Come l’Italia è cambiata con Ikea”. Da applauso Oscar Farinetti, imprenditore e fondatore della catena Eataly, quando racconta la sua ammirazione “segreta” per il fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, che per lui ha sempre rappresentato il prototipo del mercante:

Non vi sto a raccontare la mia emozione, nel 2009, quando ho ricevuto una telefonata che mi annunciava che Kamprad sarebbe venuto a trovarmi per farsi raccontare Eataly. Ho scoperto , durante quell’incontro, di avere una serie di obiettivi poetici in comune con lui:

  1. Il decidere di creare un’impresa che abbia come target: TUTTI.
  2. La narrazione. Kamprad è stato il primo a esporre i prezzi dei suoi articoli. Esporre i prezzo significa esporsi, narrare qualcosa di sé.
  3. Una comunicazione che si occupi anche di sociale e, perché no, di politica.

“Wini win, un profitto sostenibile è possibile” è il tema dell’ultima tavola rotonda della giornata, presentata da Filippo Solibello, nota voce della radio italiana.

Stefano Brown, Sustainibility Manager per Ikea Italia Retail, ha raccontato della prima campagna di politica ambientale di Ikea: era il 1991 e tutto stava scritto su un semplice foglio A4. Da allora molta strada è stata fatta dal gruppo, non solo in campo ambientale.

Partecipano alla tavola rotonda anche: Ivan Scalfarotto, sottosegretario al Ministero delle Riforme e dei rapporti con il Parlamento, Corrado Clini, Direttore Generale per lo Sviluppo Sostenibile, il Clima e l’Energia del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Alessandro Radicchi, presidente della cooperativa sociale Europe Consulting Onlus, Piefrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute del Comune di Milano, Pramod Singh, responsabile dei piani di sviluppo Ikea legati al cotone presso Ikea of Sweden e Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR.

La giornata sono conclude con un Buon Compleanno Ikea, ma io aggiungo una domanda: qualcuno è mai riuscito a uscire da un negozio Ikea senza aver comprato almeno un pacchetto di tovaglioli di carta?

Tovaglioli PE373482

Articoli simili

Web Design: Ivan Rachieli